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mercoledì 11 gennaio 2017

Una storia nella storia #5: amicizia, cartoline...

... francobolli, fantasia e storie da raccontare.

Sin da piccola ho amato scrivere e ricevere lettere e cartoline. Mi piaceva quello scambio di parole e pensieri, di immagini e ricordi, di racconti e segreti.
E poi, ancor di più, ho amato le lettere d'amore. Ma questa è un'altra storia.
Dicevo delle cartoline.

lunedì 8 agosto 2016

Una storia nella storia #4: le storie minuscole di Vale e Giö


Featuring: le piante 'non vere' di Valeria Zangrandi


Le storie minuscole, una per ogni giorno dell'anno,  nascono dalla penna di Valeria Zangrandi (@linventoredimostri), sono trascritte su un piccolo taccuino e spesso vengono alla luce davanti a un caffè fumante, sul treno o in riva al mare. Sono piene di fiori, alberi, foglie, uccelli, pesci, conchiglie e parlano di sogni, viaggi, incontri, avventure fantastiche, parlano al cuore, raccontano di noi.
Non restano ferme, viaggiano per e-mail e arrivano a Giovanna Petrone (@gioistantingrammi) che le ricopia su un quaderno speciale, le legge, le respira, ci si tuffa dentro e le trasforma in immagini. In realtà, è una magia, una meraviglia fatta di colori e ritagli, carta e ricami, parole-disegni-emozioni, poesia pura.
Poi arrivano a noi, su Instagram, e ciascuno può farle un po' sue, può trovare frammenti di sé, fare un viaggio di andata e ritorno, sognare, pensare, piangere, ridere, cantare. Ciascuno le trasforma ancora, facendosi attraversare.
Le storie minuscole di Vale per Giö vivono di vita propria, si spostano in treno e per posta, volano attaccate a un palloncino, diventano quello che la fantasia delle creatrici riesce a immaginare, foto, calamite, magliette, cartoline...

giovedì 27 agosto 2015

Una storia nella storia #3: intrecci… invisibili

C’è un filo invisibile che ci unisce tutti, sottili trame che intrecciano le vite di chi si incontra, di chi non si è ancora incontrato, di chi non si incrocerà neppure.
Ci sono fili che corrono paralleli e altri che si incontrano, una volta o anche più volte nel corso del tempo.
Questa storia nasce così, da un intreccio casuale e un po’ magico nella vita de la effe, dall’incontro di alcuni fili che, percorsi a ritroso, la hanno condotta in un viaggio nel passato, dentro sé e ad altri fili intrecciati.
Sono storie, queste, che non hanno né principio né fine e, se li hanno, sono così lontani che non si possono vedere.
Segnare un inizio è una pura convenzione, definire un’origine è soltanto la possibilità di avere un appiglio nella dimensione spazio/tempo da cui potersi muovere in tutte le direzioni percorse dai fili. 
E così, per convenzione, questa storia ha inizio il 17 maggio 2015, quando i fili di @gioistantingrammi, @lazappi, @linventoredimostri e la effe si sono intrecciati intorno alla parola via, come partire, viaggiare, nel progetto #leparolediGioMaggio. Di questo progetto, di questa storia, la trama è raccontata nel post Fior di maggio… e sono altri fili che si diramano.
Un libro legato alla parola via, Le città invisibili di Italo Calvino, questo è il dono, il filo intessuto nella storia da @linventoredimostri Valeria Zangrandi. La effe lo ha segnato nel quadernino dei libri da leggere e archiviato.
E poi, in un caldo pomeriggio, mentre saccheggiava la libreria de La Ma, con l’intenzione di prendere in prestito qualche bel libro per l’estate, lo ha trovato, nel ripiano degli scrittori italiani contemporanei, insieme a quasi tutto Calvino. Le città invisibili, prima edizione del 1972, e una dedica di suo padre a sua madre… e lì si è intrecciato un nuovo, inaspettato filo, fatto di sottolineature e piccole note a margine, di lui, con la sua grafia, il suo piglio.
Si è immersa nella lettura, nel viaggio fantastico in un mondo fatto di città dal nome di donna, misteriose e surreali, di domande esistenziali, di uomini e di idee, di strutture e di utopie. Si è lasciata incantare dai racconti di un Marco Polo erratico e visionario, dagli interrogativi del Gran Kan e dalla sostanza onirica del suo impero sconfinato e senza tempo.
Nel suo viaggio ha cercato di capire se quel padre che non ha quasi conosciuto le potesse somigliare o forse lei somigliare a lui, ma che differenza c’è, in fondo.
I pezzi sottolineati che erano piaciuti a lui non sono gli stessi che ha segnato lei, ma sono altrettanto belli. Le città che hanno colpito la effe, forse, non sarebbero piaciute a suo padre, ma avrebbero potuto discuterne e trovare un punto d’incontro.
Non ha trovato sé stessa e non ha trovato lui, ed è nell’incompiutezza il fascino maggiore di questo viaggio, perché in realtà ha trovato molto di più, ha trovato fili intrecciati e fili da intrecciare ancora, per continuare il viaggio.
E così è nata l'ispirazione per due foto da associare a due citazioni, così è nata una nuova attrazione per Calvino e il desiderio di leggere altri suoi libri e rileggere quelli letti in gioventù. 
Per libera associazione, si è fatta strada la necessità di intraprendere un nuovo viaggio che la porti verso Il castello dei destini incrociati e poi chissà.
I futuri non realizzati sono solo rami del passato: rami secchi (Italo Calvino).
Se vuoi sapere quanto buio intorno, devi aguzzare lo sguardo sulle fioche luci lontane (Italo Calvino).

mercoledì 22 aprile 2015

Fotografie... una storia nella storia #2

Le fotografie non si stampano praticamente più, sono tutte conservate in archivi digitali o addirittura affidate a piattaforme virtuali. Cosa si perde? E' una riflessione nata leggendo un bel post di Giui Russo e che ancora risuona nella mente de la effe. 
Si perde tanto, per una tipa nostalgica e malinconica come lei. Il piacere di toccarle, di ordinarle, di metterle in un libro e lasciarle lì per poi ritrovarle dopo anni, il rumore della carta velina, tra una pagina e l'altra di quei grandi album dove sono racchiuse le storie delle famiglie, giorno dopo giorno, anno dopo anno.  
Mentre la effe cercava in una vecchia scatola una foto per il prompt a happy memory (challenge fotografico #aprillove2015 di Susannah Conway), si è persa nei ricordi ed è andata indietro nel tempo fino a 25 anni prima. Guardando le fotografie ha ripensato a cosa ci fosse dietro quei sorrisi, chi fosse in ciascuna di quelle immagini e soprattutto se fosse mai stata fotografata in un momento di reale felicità. E sì, perché a riguardare alcune foto col senno di poi, con la consapevolezza maturata nel tempo, c'è da dire che quei sorrisi, quelli più larghi, frutto di una felicità estemporanea e transitoria, nascondevano un malessere che poi si sarebbe intensificato nel tempo.
Alla fine i momenti più spensierati e gioiosi, nonostante i tormenti dell'età, sono stati proprio quelli dell'adolescenza, spensierati, vissuti con gli amici, il primo amore, i viaggi, le avventure. Però la fotografia non l'ha scelta tra quelle, l'ha pescata in un altro periodo importante, quando sentiva di avere tutta la sua vita nelle mani, quando piena di sogni e fiducia, dopo aver affrontato tante difficoltà, si apriva al suo futuro, un futuro che sarebbe stato raggiante, così lo immaginava, pieno d'amore e di conquiste. A 25 anni si sentiva così e quella convinzione traspare dallo sguardo aperto e sicuro della giovane donna che balla nella tiepida notte estiva, durante una festa di nozze.
Quello che sarebbe accaduto, la piega che avrebbe preso la sua esistenza non poteva immaginarlo. Non sapeva che ci sarebbe stato amore ma anche incertezza, che le cose non sarebbero andate tutte bene, ma che alcune sarebbero state stupende, che non avrebbe realizzato molti dei suoi desideri, ma che cose che non avrebbe mai pensato potessero accadere avrebbero fatto parte della sua vita. Aveva dei sogni che non si sono realizzati, ma anche altri che non credeva di poter sognare. Non sapeva che ci sarebbe stato ancora tanto sconforto, ma anche gioia e soddisfazione, non immaginava che diventare grande le sarebbe costato tanta fatica... ancora.
E mentre la effe, immersa nelle foto e nei ricordi, versava lacrime per gli amori finiti, le amicizie perdute, i fallimenti e per quella giovane donna fiduciosa, con lo sguardo fiero, che da qualche parte si nasconde nella donna che è diventata...

lunedì 30 marzo 2015

Una storia nella storia

Perché quando si torna da un viaggio, a volte, non si riesce a raccontare del viaggio, ma si parla di tutt'altro. 
Perché il viaggio che ti ha segnato di più è stato quello interiore.
Perché quello che ti ha lasciato è più importante di quello che hai da raccontare.
Così si sente la effe. Vorrebbe raccontare del viaggio a Stoccolma, ma non ci riesce, e non perché non ci sia niente da dire, ma perché l'effetto scaturito dai giorni trascorsi fuori, in libertà, in un contesto nuovo, è stato quello di sbloccare la vena creativa, di farle ritornare la voglia di scrivere, ma soprattutto di dare spazio alle idee accumulate sul quaderno del blog, di dar loro una forma e liberarle, ché a lasciarle lì fanno soltanto zavorra.
E così, con il desiderio di essere sé stessa e non darsi troppi paletti, la effe scrive quello che le viene più immediato, più spontaneo... il resto le sembra come quei temi orrendi che al liceo non faceva mai perché non sapeva che cosa scrivere.
Si sta giustificando? No, sta spiegando, ma è a sé che parla... mica voi siete lì col registro, no?!?