Siamo rientrati dall’avventura greca e siamo sbarcati nella casa
del cuore, un trullo in pietra immerso in un uliveto, in cui riescono a trovare
pace anche gli animi più inquieti. Un dolce ritorno al calore familiare, ai
sapori e ai profumi della nostra terra, che è sempre bello ritrovare dopo
un’esperienza in una dimensione differente.
Siamo stati accolti dall’affetto de La Ma e degli zii e
dall’allegria del nostro Z., che prima ci ha snobbati, poi ricoperti di feste,
bavose e scodinzolanti, e infine deliziati rubando a turno le scarpe dei nini e
lasciandoci il segno con i suoi dentacci.
Pranzo divino, chiacchiere liete e nuovo trasloco di mercanzie per
stabilirsi nella casa che ci accoglierà fino alla ripresa delle attività del
nuovo anno (per me l’anno è sempre cominciato a settembre con la scuola e
continua a essere così).
Qui si sta bene, c’è pace, spazio per tutti, si va al mare, si fanno
piacevoli passeggiate nella Valle d’Itria… se non fosse per l’isolamento
tecnologico cui sono destinata, dato che il mio cellulare non prende e non c’è
connessione internet. Non ho fatto grossi sforzi prima di partire, per
risolvere il problema, e così attendo trepidante il ritorno a un WiFi per poter
“riaprire” il mio blog, creatura che mi manca. Intanto, scrivo, scrivo sul
quadernino, ricopio in file e aspetto di poter pubblicare. Confesso che questo
sapore un po’ antico, frutto dell’attesa, mi piace anche, amplifica la bella
sensazione che provo quando, dopo aver scritto un post, averlo
letto-riletto-controllato, premo il tasto pubblica.
Anche per telefonare, aspetto di essere in una zona col campo e
faccio tutte le telefonate che mi sono venute in mente. Fa un po’ cabina
telefonica e mi fa sorridere ripensando a quando facevo davvero la fila,
d’estate, per chiamare il mio ragazzo, con un sacchetto di monete o con la
scheda che a volte non funzionava.
Dopo un viaggio, in genere, mi piace tirare le somme e mi è venuto
spontaneo pensare a ciò che ho portato indietro e a quello che invece ho
lasciato.