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sabato 17 gennaio 2015

Avresti potuto, ma...

Fermarsi un momento a pensare, quando l'onda è passata, quando la giornata sta dolcemente volgendo al termine, e fare un bilancio di come l'hai vissuta, di quello che ti ha regalato. 
Avrebbe potuto essere orrenda, sarebbe potuto andare storto qualcosa. Magari saresti potuta arrivare in ritardo all'esame e fare brutta figura con gli studenti, il Nino avrebbe potuto fare una scenata steso a terra in mezzo alla strada e tu lì, a fissarlo annichilita, combattuta tra impulsi contrastanti che a dirli c'è da stare male. 
Avresti potuto ignorare che è il giorno del tuo compleanno e fuggire il contatto umano, nascondendoti dietro un finto malessere, nella tua pelliccia da orso scontroso o nel vestito da istrice pungente.
Invece di una splendida torta al cioccolato, avresti potuto sfornare un mattone di paglia e fango e vederti costretta a correre in pasticceria a comprare un triste tortino e pagarlo a peso d'oro.
La pizza rustica sarebbe potuta essere poco cotta sotto, senza sale e bruciata sopra.
In fin dei conti, anche se hai compiuto 37 anni e ti fa senso perché dentro di te sei ferma a 35, anche se hai passato 2 ore a fare il cane cattivo per non far copiare gli studenti, pensando a quando c'eri tu dall'altra parte, tuo figlio è sulla via di ammalarsi e ti è stato addosso come un mitile tutto il tempo, la splendida torta ha fatto un volo a terra e si è ammaccata, non hai spento le candeline e quindi non hai espresso il desiderio, i familiari con cui hai scelto di trascorrere la serata non hanno fatto altro che battibeccare, anche se ti sei fatta una dose di paturnie non indifferente, puoi dire che la giornata appena trascorsa è stata bella, piena d'amore, affetto, amicizia, pensieri, fiori e regali.

martedì 21 ottobre 2014

Ottimismo

In questi giorni, il Marito è fuori per lavoro e la effe è sola con i cuccioli, il lavoro, il ménage familiare, i prendi-lascia-prendi, una lista di cose da fare (che non sa come gestire), le lezioni e l'organizzazione del corso, l'idea di una nuova impresa, la voglia di scrivere, la consapevolezza di non poter pretendere troppo e la desiderio di farcela chiedendo il meno possibile, non per spirito di eroismo o masochismo, ma per una sorta di sfida, per mettersi alla prova e vedere se ci riesce.
Ne ha bisogno per potersi dire Hai visto che ci riesci?, perché ci riuscirà.
Ne ha bisogno per alimentare una vena di ottimismo che da un po' le pulsa dentro, che la sostiene e che le fa affrontare l'incertezza sul futuro, la precarietà, gli impegni che si accumulano e le difficoltà che ogni giorno incontra sul suo sentiero.
Poco importa se la casa è un bazar più del solito, i letti sono sfatti, se deve uscire presto e mandare i nini a letto super-presto e tirarli giù al mattino, tra lamenti e strepiti, se fa la trottola, se non fa tante delle cose che vorrebbe e si concentra su quelle imprescindibili o si regala qualche maratona notturna di TV abbinata a cicli di lavatrice-asciugatrice.
Poco importa se è un po' più stanca e tirata del solito, ma cucina e prepara verdure, pizza e qualche cosina da portarsi al lavoro per non mangiare sempre il solito panino.
Insomma, la effe ogni tanto cerca di tirare fuori il meglio di sé, soprattutto quando è sotto pressione, ed è senz'altro un utile esercizio.

mercoledì 15 ottobre 2014

Buona la prima

Incapace di strategie, la effe ha sentito di non volersi travestire e, per la sua prima lezione in veste di prof, ha optato per un look a dir poco informale, in pieno stile molto shabby e poco chic.
Pantaloni di lino larghi e spiegazzati, magliettina e giacchetta-pezzetta in lino, scarpe comode e sportive, un bracciale-amuleto e due gocce del suo olio profumato.
Era proprio sé stessa, senza filtri né barriere... e anche senza giacca visto il caldo infernale!
Come è andata?
Bah! E' sopravvissuta. Per il resto vedrà.
Finita la lezione, con i panni multitasking della effe tutto-fare, si è rituffata nella vita normale, ha raccolto i cuccioli e li ha accompagnati a una di quelle terribili feste in ludoteca, che la fanno uscire stonata, tramortita, indiavolata. 
Quelle feste in cui c'è un rumore assordante e i bambini sembrano proiettili impazziti, che schizzano da tutte le parti. 
A una di quelle feste, che quando torna a casa giura di non andarci mai più. 
Eppure i bambini si divertono... Mamma che festa bellissssima!

martedì 14 ottobre 2014

La prof

Da oggi, la effe rimette i panni della docente universitaria (a contratto): con il suo piglio un po' materno e un po' puntiglioso; il suo entusiasmo; le sue borse pesantissime piene di libri e cartelline, come una coperta di Linus; con l'obiettivo di trasmettere, far appassionare o, semplicemente, fare bene il proprio lavoro.