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giovedì 24 marzo 2016

Un fiore al giorno

Per la speranza di un mondo migliore.

Dall'oscurità in cui gli eventi degli ultimi mesi ci hanno immerso, nasce il bisogno di luce e di speranza e la voglia di esprimerlo attraverso un gesto creativo, un piccolo progetto fotografico. 
Una ricerca di bellezza nella natura intorno a noi, simbolo di salvezza e di riscatto per l'uomo che non smette di sperare. 
Un fiore al giorno, 101 foto di fiori, una al giorno. 
Un fiore per la speranza di un mondo migliore
Per non smettere mai di impegnarsi nella costruzione di un futuro giusto e luminoso per gli uomini, insieme, senza paura, giorno dopo giorno, con la solidarietà,  il rispetto, l'impegno civile e la democrazia.

giovedì 1 maggio 2014

Prim-o-maggio

Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione alla felicità sulla terra. Ma questa è una verità che non molti conoscono. 

La chiave a stella - Primo Levi, 1978

A chi ama il proprio lavoro e vi si dedica con passione e determinazione, perdendo a volte qualche pezzo di sé.

A chi fa un lavoro che non ama ma lo fa lo stesso, con serietà e impegno.

A chi ha smesso di amare il proprio lavoro e a chi continua ad amarlo nonostante tutto.

A chi pensa che lavorare voglia dire andare in ufficio e leggere il giornale.

A chi lavora ogni giorno e viene pagato qualche volta.

A chi lavora qualche volta e viene pagato ogni mese.

A chi lavora tanto e viene pagato poco. 

A chi viene pagato troppo. 

A chi il lavoro lo ha trovato lontano e a chi lavora a casa.

A chi non riesce a trovare un lavoro e a chi non lo cerca nemmeno.

A chi è stanco di lavorare e a chi non vorrebbe smettere mai.

A chi ha perso il lavoro e a chi lo ha trovato.

A chi è andato in pensione ma non ha smesso di lavorare.

A chi vorrebbe cambiare lavoro e a chi non vorrebbe cambiarlo mai.

A chi ha dedicato la vita al lavoro. 

A chi lavorando ha perso la vita.

sabato 29 marzo 2014

Fila alla posta

La fila alla posta o al supermercato è social, aspettare nella sala d'attesa del dottore è una chat, anche se non tutti ne sono consapevoli. Questo mi fa pensare a mia madre che ha dichiarato "Non mi faccio la domiciliazione delle bollette, non ho il conto on-line perché a me piace andare allo sportello (salvo poi litigare con la "sportellista" acida), parlare con qualcuno, sentire i fatti delle persone." Il valore sociale della fila alla posta è indiscusso. 
Oggi sono andata all'ufficio postale del Paese in cui abito, sempre affollato di un'umanità variegata fatta di vecchietti frettolosi, di mamme con neonati, di giovanotti col ciuffo e ragazzette impazienti. Ho compilato i miei moduli e, con tranquillità, mi sono apprestata ad aspettare il mio turno leggendo, contenta di avere tempo da dedicare alla lettura, dato che c'erano 13 persone prima di me. Mentre leggevo era impossibile ignorare lo spaccato che mi circondava, intorno c'era la vita, la vita vera. E così, tra un rigo e l'altro, mi sono messa in ascolto, ho cominciato a osservare. La ragazza alla mia sinistra armeggiava nervosamente con lo smartphone, sbuffava perché la fila non scorreva; la coppia alla mia destra, di mezza età, lui con un acciacco, lei molto sollecita, conosceva e salutava tutti; un signore si è messo a raccontarle della moglie con l'ictus, dei suoi problemi, della badante e lei gli ha detto che il Signore ci indica la via e ci aiuta a trovare conforto; i vecchietti più in là a parlare di quanto fa schifo la società, che ora si rispettano più i cani che i bambini (guardando schifati una signora abbracciata al suo cagnetto), e poi ancora di politica, con quelle espressioni qualunquiste, che tanto i politici sono tutti uguali; c'era quello che cerca di passare avanti e quella che, arrivata da cinque minuti, voleva passare davanti a me...
Ha ragione mia madre, altro che social network, vai alla posta...

sabato 15 febbraio 2014

San Valentino: the day after

San Valentino è passato, l'Amore è stato festeggiato da tanti e oggi se ne può parlare senza rovinare l'atmosfera romantica.
L'Amore che il mondo muove, che scalda il cuore e nutre lo spirito. L'Amore in tutte le sue forme e in tutti i suoi stati. 
L'amore di coppia e quello filiale, l'amore materno e quello paterno, l'amore che unisce gli amici e quello lega le famiglie, l'amore per gli altri e quello per sé, l'amore segreto, l'amore proibito, l'amore per il proprio lavoro, l'amore per la natura, l'amore per gli animali, l'amore per la vita, l'Amore.
L'Amore ha tanti nomi, passione, amicizia, affetto, solidarietà, speranza, lealtà, impegno, libertà, rispetto, accoglienza. L'Amore ha i colori dell'arcobaleno.
Ma ha anche un'altra faccia. 
L'amore che si nutre di odio e violenza, che opprime, che schiaccia e soffoca, che riempie di lividi il corpo e l'anima, che piega e uccide. Il non amore, il falso amore, camuffato e ingannevole.

Rivolgo un pensiero particolare a tutte le donne che hanno incontrato l'amore sbagliato, con la S maiuscola, a quelle che possono ancora affrancarsi e a quelle che non ci sono riuscite e non ci sono più.
Rivolgo un pensiero a chi sostiene e aiuta le donne cadute nella trappola del non amore, a chi si impegna per contrastare le discriminazioni e la violenza di genere e a chi cerca di educare i propri figli e le proprie figlie al rispetto e all'uguaglianza, perché un domani non troppo lontano tutte le donne possano vivere e festeggiare l'Amore.

martedì 28 gennaio 2014

Anna

Ieri si celebrava il giorno della memoria, per non dimenticare l'orrore che l'odio dell'uomo verso un altro uomo, un altro se stesso, può causare se portato al suo limite estremo.
Ricordo i racconti di mio nonno sulla guerra e sulla prigionia, le storie di mia nonna sui bombardamenti e sulla borsa nera, ricordo la curiosità mista a spavento quando ascoltavo le loro storie. E poi film, documentari, libri.
Da ragazzina ho amato molto "il diario di Anna Frank", la sua storia, così forte, così delicata. Una giovane vita, come quella che stavo vivendo, ma sospesa. Un respiro soffocato, un vivere in punta di piedi, nel terribile tempo della guerra e del disprezzo, del dolore e del terrore. Un tempo vicino, un tempo lontano. Gli ultimi sopravvissuti portano ancora la testimonianza della loro tragica esperienza, per non dimenticare, per insegnare alle giovani generazioni quello che è stato e che non si dovrebbe mai più ripetere.
E io penso a quante stragi, genocidi e carneficine sono state compiute e si compiono nel mondo tuttora, a quanta violenza viene riversata su bambini, donne e uomini, su persone, colpevoli di appartenere a questo o a quel popolo, marchiate dall'essere nate in un paese piuttosto che in un altro.
Penso alla vita e a quanto poco possa valere in alcuni posti del mondo.
Penso a tutte le Anna Frank che non vedranno mai fiorire la propria vita.
Penso a tutti coloro i quali non conosceranno i propri figli, i propri nipoti, a chi non vedrà sorgere il sole domani, a causa dell'odio e della crudeltà dell'uomo.
Mi chiedo cosa possiamo fare per costruire un futuro in cui ci sia più rispetto tra gli uomini, più pace e meno violenza.
Cominciamo a ricordare...