In questi giorni, il Marito è fuori per lavoro e la effe è sola con i cuccioli, il lavoro, il ménage familiare, i prendi-lascia-prendi, una lista di cose da fare (che non sa come gestire), le lezioni e l'organizzazione del corso, l'idea di una nuova impresa, la voglia di scrivere, la consapevolezza di non poter pretendere troppo e la desiderio di farcela chiedendo il meno possibile, non per spirito di eroismo o masochismo, ma per una sorta di sfida, per mettersi alla prova e vedere se ci riesce.
Ne ha bisogno per potersi dire Hai visto che ci riesci?, perché ci riuscirà.
Ne ha bisogno per alimentare una vena di ottimismo che da un po' le pulsa dentro, che la sostiene e che le fa affrontare l'incertezza sul futuro, la precarietà, gli impegni che si accumulano e le difficoltà che ogni giorno incontra sul suo sentiero.
Poco importa se la casa è un bazar più del solito, i letti sono sfatti, se deve uscire presto e mandare i nini a letto super-presto e tirarli giù al mattino, tra lamenti e strepiti, se fa la trottola, se non fa tante delle cose che vorrebbe e si concentra su quelle imprescindibili o si regala qualche maratona notturna di TV abbinata a cicli di lavatrice-asciugatrice.
Poco importa se è un po' più stanca e tirata del solito, ma cucina e prepara verdure, pizza e qualche cosina da portarsi al lavoro per non mangiare sempre il solito panino.
Insomma, la effe ogni tanto cerca di tirare fuori il meglio di sé, soprattutto quando è sotto pressione, ed è senz'altro un utile esercizio.